Il traffico illegale di animali selvatici continua a crescere

Alessio Pagani | mercoledì 13 luglio, 2022

Vale circa 200 miliardi di dollari l’anno ed è il quarto mercato criminale dopo la tratta di esseri umani, la droga e le armi.

Il commercio di fauna selvatica è uno dei più importanti business criminali del Pianeta. È ai primi posti insieme con il traffico di esseri umani, di droga e di armi e cresce ogni anno tra il 5 e il 7%. Per questo molte specie corrono il rischio di estinguersi a causa del prelievo in natura di esemplari che vengono venduti per collezionismo o come animali da compagnia e molti altri animali vengono uccisi per vendere le loro parti  ritenute preziose come corni, pelli e ossa: diventano trofei o vengono utilizzate nella medicina tradizionale orientale. Dati drammatici, come gli ultimi diffusi da Interpol, che sottolineano come il fenomeno sia in espansione grazie anche ai social network che facilitano i contatti tra compratori e venditori. «Si tratta essenzialmente di un problema di educazione delle popolazioni. Le persone che interroghiamo non si vedono come trafficanti e hanno un approccio alla natura totalmente sbagliato» ha dichiarato Costa al National Geographic. Tra le specie esotiche più in voga, ci sono i felini e i piccoli primati e poi ancora rettili e pappagalli. Alcuni animali invece hanno un valore aggiunto se sono morti piuttosto che vivi come purtroppo gli elefanti. I pachidermi, infatti, sono sfruttati per avorio, pelle e peli, intrecciati e inseriti nei gioielli. Per non parlare di prodotti farmaceutici o parafarmaceutici a base di bile di orso o di carne di asino, fabbricati in Asia e importati in Europa. Da qui l’imponente giro d’affari. Il commercio illegale di animali, pesci selvatici e piante vale, infatti, qualcosa come 200 miliardi di dollari all’anno: si tratta del quarto mercato illegale dopo il traffico di esseri umani, la droga e le armi, come sottolinea il comitato scientifico dell’Onu per la biodiversità. C’è dunque l’esigenza di controlli ancor più stringenti come i sistemi di tracciabilità degli animali – quando si tratta di allevamenti – con carte di identità genetiche, piuttosto che i classici microchip che possono essere disattivati ​​e sostituiti da altri falsi.

(Foto: @kerrybooth_photos)

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