Non ce l’ha fatta il beluga della Senna. È morto durante il trasporto verso il mare

Daniela Bilanzuoli | mercoledì 10 agosto, 2022

Il cetaceo intrappolato nel fiume era stato sollevato dalle acque della Senna con una rete nella notte. L’obiettivo era riportarlo in mare ma, a causa del peggioramento delle sue condizioni durante il trasporto, i veterinari hanno deciso di sottoporlo all’eutanasia.

Non ce l’ha fatta il beluga finito nelle acque della Senna. L’animale è morto durante il trasporto verso il mare. Nelle ultime ore di vita, le condizioni cliniche del cetaceo, un giovane maschio, sono peggiorate: a causa di problemi all’apparato digerente non era più possibile alimentarlo. Per questo motivo i veterinari hanno deciso di procedere con l’eutanasia, unico modo per porre fine alle sofferenze dell’animale. «È con il cuore pesante che annunciamo che il beluga non è sopravvissuto alla traslocazione che era rischiosa, ma essenziale per dare una possibilità a un animale altrimenti condannato», hanno fatto sapere da Sea Sheperd France, organizzazione specializzata nella tutela dei mammiferi marini. «A seguito del peggioramento delle sue condizioni, i veterinari hanno così deciso di sottoporlo all’eutanasia». Del resto, che l’impresa di salvarlo fosse ardua lo si sapeva. Delicata, per certi versi quasi impossibile, ma non c’erano alternative. Senza un trasferimento l’animale sarebbe morto comunque, non potendo sopravvivere a lungo in acqua dolce. Così si è deciso di tentare l’impossibile. E nella notte il beluga è stato prelevato dalle acque del fiume.

Ci sono volute quasi 6 ore per sollevare il cetaceo, che pesava circa 800 chilogrammi, mediante una rete agganciata a una gru. I 24 sommozzatori coinvolti nell’operazione e i soccorritori che si occupavano delle corde hanno dovuto tentare più volte, tra le 22 e le 4 del mattino, di attirare l’animale nelle reti per prelevarlo dal corso della Senna. Il beluga, così, è stato fatto scivolare all’interno dell’imbracatura, è stato poi posizionato su una chiatta per consentire a una squadra composta da dieci veterinari, più una serie di tecnici, di prestargli le prime cure. Uno sforzo congiunto – che ha visto impegnati oltre ai tecnici e ai veterinari di Sea Sheperd France, quelli del parco marino Marineland, insieme ai vigili del fuoco, sommozzatori e forze dell’ordine – che però non è bastato a salvare la vita all’animale. «Siamo devastati da questo tragico esito che sapevamo essere molto probabile, ma ringraziamo tutti coloro che hanno lavorato per questa mobilitazione senza precedenti», conclude Sea Sheperd France.

(Foto: Sea Shepherd France)

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