Gelada, le scimmie che sanno disegnare

Alessio Pagani | sabato 3 dicembre, 2022

Per la prima volta, due maschi di questi grossi primati originari dell’Etiopia sono stati ripresi mentre realizzavano figure utilizzando pietre colorate.

Ci sono scimmie che sanno disegnare. Usando persino colori diversi. E utilizzando le rocce di varie sfumature proprio come se fossero gessetti. Per la prima volta, due maschi di gelada, grossi primati originari dell’Etiopia, sono stati ripresi mentre disegnavano servendosi proprio di pietre colorate. E la prima firma sullo studio internazionale pubblicato sul Journal of Ethology è italiana. A darne notizia il Parco Natura Viva di Bussolengo, partner del progetto di conservazione per questa specie e unico parco zoologico italiano a ospitarla.

Gli studi del parco zoologico sul lago di Garda avevano già dimostrato che i gelada, come la maggior parte dei primati, fossero in grado di vedere i colori grazie alla visione tricromatica tipica della specie umana. «E anche la loro capacità di utilizzare matite colorate e pennarelli è già nota alla letteratura scientifica», fa eco Elisabetta Palagi, professoressa del Dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa, prima autrice dell’articolo scientifico siglato anche da Virginia Pallante (Università di Amsterdam), Achim Johann (NaturZoo di Rheine) e Mike Huffman (Università di Kyoto). «Ma mai prima era stata documentata la scelta spontanea di usare pietre colorate in base alla consistenza e al colore, utili ai due esemplari per produrre segni sulle rocce».

I protagonisti della ricerca sono Bernd e Bako, due maschi della colonia di gelada ospitata allo zoo di Rheine, in Germania. Che nel loro reparto hanno trovato alcuni scarti di materiale edile. «Mentre Bernd», prosegue Palagi, «ha sviluppato una tecnica che consiste nello strofinare in modo ripetuto una pietra su una superficie orizzontale o verticale, la tecnica di Bako è apparsa più complessa. Dopo aver selezionato la pietra, il cui colore contrastava con quello della superficie, Bako la strofinava in modo vigoroso producendo polvere e piccoli frammenti colorati. A questo punto afferrava i piccoli frammenti tra pollice e indice (presa di precisione) e tracciava dei segni sulla superficie». Nonostante non sia possibile affermare con certezza che l’intenzione dei due maschi fosse deliberatamente quella di colorare una superficie, i due hanno mostrato una forte preferenza nella scelta dei supporti. «Queste azioni», conclude Palagi, «avvengono, infatti, quasi esclusivamente laddove la pietra può lasciare il segno, raramente vengono scelte superfici inconsistenti. Inoltre, quando impegnati in queste attività “artistiche”, gli individui mostrano una grande attenzione a quanto stanno facendo, non distogliendo quasi mai lo sguardo dalla superficie su cui avviene il rilascio del colore. Segno che la creatività e l’innovazione, attività ritenute quasi esclusivamente umane, possano invece avere radici antiche nell’evoluzione». 

(Foto d’apertura: Parco Natura Viva)

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