“EO”, il raglio dell’asino, adesso è un film!

Daniela Bilanzuoli | martedì 10 gennaio, 2023

Una co-produzione polacca e italiana racconta la vita di un somarello che, strappato dalle braccia della sua padrona, si ritrova a fare i conti con gli esseri umani che incontra lungo il suo cammino.

Si intitola “EO”, proprio come il raglio dell’asino (si legge hi-oh), ed è la nuova favola di Jerzy Skolimowski, grande cineasta polacco già vincitore del Leone d’oro alla carriera nel 2016. 

Il film racconta la storia di un asinello che viene liberato da un circo polacco e inizia un lungo viaggio attraverso l’Europa. Eo è di proprietà di Kasandra, un’acrobata, e i due hanno un rapporto fatto di carezze, amore e simbiosi. La vita circense è l’unica che abbia mai conosciuto e, quando la struttura viene smantellata a causa di debiti e proteste, il somaro si ritrova a dover intraprendere un nuovo cammino da solo. 

Inizia così il suo viaggio, attraverso le campagne d’Europa, che dalla Polonia lo porterà in Italia. Durante il suo percorso, Eo conosce le gioie e i dolori dell’umanità più varia, sperimenta la crudeltà e la gentilezza, viene aiutato e talvolta ostacolato da diversi personaggi: un giovane prete italiano, una turbolenta squadra di calcio polacca, una contessa e tante altre persone, buone e cattive. Il somarello polacco dagli occhi dolci scopre, quindi, gli aspetti più intimi dell’essere umano, senza mai perdere la sua innocenza.

È una favola, ma non una di quelle dei film d’animazione con gli animali parlanti: la pellicola di Skolimowski è quasi interamente muta, ma parla al cuore di tutti grazie al dolce sguardo e all’indole pacifica del protagonista. 

Il regista con “EO” riesce a portare lo spettatore oltre il concetto di animalismo, verso l’empatia. Novanta minuti di road-movie in cui ci si muove lungo il cammino dell’asinello, insieme a lui, verso il suo destino.

«Un eroe animale è in grado di commuovere ancora di più di un eroe umano. L’intero film è dedicato all’idea di cambiare l’atteggiamento delle persone nei confronti degli animali, per far capire che anche loro, come gli esseri umani, sono pieni di sentimenti e sensazioni e non dovrebbero essere trattati come oggetti», ha dichiarato il regista. «Gli animali hanno bisogno di interesse e sensibilità nella gestione, di una sensazione di sicurezza e di compassione. Volevo generare un sentimento di simpatia tra le persone che guardano il film e il nostro protagonista, l’asino, e gli altri animali».

Skolimowski, inoltre, spiega che per rappresentare “EO” ha utilizzato sei asini, e che nessuno di loro è stato maltrattato o ferito durante la produzione.

«Ogni asino che compare nel film aveva un proprio conduttore o badante che lo portava sul set in appositi rimorchi, che lo nutriva e lo preparava, che gli insegnava a passare dal punto A al punto B. Erano anche in contatto con i veterinari. Grazie a questo, abbiamo evitato qualsiasi problema di salute degli animali. Per tutto il tempo abbiamo avuto veterinari con noi che si occupavano di tutti gli animali», ha concluso il regista.

Jerzy Skolimowski è da sempre un convinto amante degli animali e, per questo toccante lungometraggio, si è ispirato a “Au Hasard Balthazar”, film capolavoro degli anni ’60 firmato da Robert Bresson. “EO” è una co-produzione prodotta per l’80% dalla Polonia e per il restante 20% dall’Italia. 

Questa commovente pellicola, che ha già vinto il “Gran premio della giuria” a Cannes 2022 e il premio EFA Excellence Award, inizia adesso la sua corsa agli Oscar 2023.

(Foto d’apertura: @artechockfilmmagazin)

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