È un gamberetto l’Animale di grotta 2023 

Alessio Pagani | martedì 10 gennaio, 2023

Si tratta del niphargus, designato dalla Società Speleologica Italiana come simbolo della vita sotto terra e dell’importanza di preservare anche questi habitat ancora poco conosciuti.

È una specie preziosa, ancora poco conosciuta e sicuramente lontana dai riflettori del grande pubblico. Eppure importante, perché determinante per gli ecosistemi che abita: le grotte. Luoghi da conoscere e proteggere, insieme all’acqua che li caratterizza. Così la Società Speleologica Italiana per il 2023 ha deciso di porre l’attenzione sul mondo dei crostacei acquatici del genere niphargus, che vivono prevalentemente in grotte, sorgenti e nelle falde acquifere. Sono simili nell’aspetto a piccoli gamberetti e quindi facilmente riconoscibili. Si contano oltre 425 specie in Europa, dalla Penisola Iberica fino alla Gran Bretagna a Nord, e si spingono fino ai massicci montuosi dell’Iran. Eppure non sono ancora del tutto conosciuti. Basti pensare che solo in Italia vi sono già oltre un centinaio di specie appartenenti a questa famiglia, molte note altre in corso di descrizione che fanno della nostra Penisola, insieme all’area balcanica, uno dei centri di maggiore biodiversità per questo genere. «L’individuazione del genere niphargus come “Animale di grotta dell’anno 2023“», chiariscono dalla Società Speleologica Italiana, «è estremamente importante per porre attenzione sulla conservazione della vita nelle acque sotterrane e nelle grotte, legata alla gestione sostenibile degli ecosistemi urbani, agricoli e forestali che sono strettamente interconnessi con gli acquiferi carsici» 

Questi anfipodi sono molto vari: possono avere dimensioni che vanno da 3 mm a oltre 40 mm (quindi specie diverse della stessa famiglia differiscono tra loro come un topolino da un rinoceronte), mostrando una incredibile capacità adattativa. Questa ha consentito a tali crostacei di colonizzare tutte le acque sotterranee, compresi i minuti spazi tra i granelli di ghiaia nei terreni alluvionali, fino ai sifoni e alle falde più profonde. Pochissime specie, poi, sono ritornate a colonizzare corsi d’acqua di superficie (come niphargus elegans, per esempio, è comune nelle rogge di risorgiva della Pianura Padano-Veneta).  «Oggi è noto che, contrariamente alla visione tradizionale», chiariscono dalla Società Speleologica Italiana, «che le acque sotterranee hanno una inaspettata ricchezza di specie. Eppure, nonostante la loro importanza, sono tra gli ecosistemi meno esplorati, anche perché il campionamento è logisticamente impegnativo, soprattutto per le falde profonde».  

(Foto d’apertura: Foto: Enrico Lana e Fulvio Gasparo)

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