Dagli abissini ai bengala, ecco i gatti più intelligenti   

Redazione | martedì 24 gennaio, 2023

Uno studio condotto su oltre 26 diverse razze e più di 4mila felini domestici ha rivelato quali sarebbero i più dotati.

Abissini, bengala, sacri di Birmania. Sono i mici di queste tre razze i più “intelligenti” dell’universo felino. Dopo i cani, infatti, i ricercatori finlandesi hanno analizzato le capacità intellettive dei gatti stilando una sorta di classifica, per quanto non esaustiva, delle potenzialità intellettive di questi animali. A metterla a punto lo studio del Dipartimento di bioscienze veterinarie dell’Università di Helsinki che per questa ricerca ha testato oltre 4300 gatti di 26 razze diverse proprio con lo scopo di analizzare sette diversi componenti e tratti caratteristici: paura, attività/giocosità, aggressività verso gli umani, socievolezza verso gli umani, socievolezza verso i gatti, toelettatura eccessiva e problemi con la lettiera. Visto che non esiste un test standardizzato per misurare l’intelligenza nei felini, infatti, i ricercatori hanno esaminato la loro capacità di adattamento, i livelli di curiosità e il loro bisogno di stimolazione mentale.  

Da qui la classifica – con l’ovvia premessa che non si parla di intelligenza in senso stretto ma piuttosto di facoltà che favoriscono l’adattabilità – che vede spiccare per potenziale gli abissini (nella foto d’apertura), razza originaria dell’Etiopia. Gatti decisamente curiosi e poco timorosi.

Subito dietro di loro ci sono i bengala: tra gli inequivocabili segni distintivi hanno un manto che sembra quello del leopardo proprio perché originati dall’incrocio con tra gatto domestico e gatto leopardo. Sono considerati tra i più attivi mentalmente grazie alla buona memoria e ai trucchi che riescono a imparare per ottenere quello che vogliono. Il terzo gradino di questo ipotetico podio è occupato, invece, dai sacri di Birmania. Mici energici, curiosi e amanti del gioco e dell’interazione con gli oggetti.  

Gli esiti, però, non sono per nulla definitivi, come ha spiegato alla stampa britannica Samantha Watson, responsabile scientifico della Royal Society for the Prevention of Cruelty to Animals. «L’assenza di un test standard per misurare l’intelligenza dei gatti non agevola le cose», ha chiarito. «Senza dimenticare che ogni gatto è unico, con una sua personalità delineata da esperienza di vita e dalla genetica, indipendentemente dalla sua razza».   

(Foto d’apertura: IPA)

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