E’ l’elefante l’animale che meglio sopporta l’emergenza climatica

Daniela Bilanzuoli | mercoledì 28 settembre, 2022

Discendente del vecchio mammut, non solo resiste al cambiamento climatico, ma aiuta a contrastarlo nutrendosi di un particolare tipo di piante.

Gli ultimi cinque anni sono stati i più caldi della storia e si può già parlare di crisi della biodiversità. L’emergenza climatica sta colpendo il pianeta e tutti gli esseri viventi. Siccità prolungate, forti piogge e aumento della temperatura: la natura è sotto attacco. Una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica “eLife” spiega però come alcuni animali riusciranno a sopportare meglio di altri i cambiamenti climatici. 

Gll studiosi della University of Southern Denmark di Odense, in Danimarca, hanno focalizzato l’attenzione su 157 specie di mammiferi terrestri e hanno scoperto che gli animali meglio predisposti a superare le catastrofi naturali sono quelli di grossa taglia come rinoceronti, elefanti e orsi. Inoltre, gli stessi elefanti sembrano persino aiutare la lotta al cambiamento climatico: contribuiscono a tenere pulita l’atmosfera perché mangiano piante a crescita rapida, lasciando spazio agli arbusti più grandi in grado di catturare quantità maggiori di Co2. I grandi alberi immagazzinano maggiore anidride carbonica che, di conseguenza, non rimane nell’ambiente aggravando i problemi climatici. 

Ad avere la peggio, sembrano essere i mammiferi di piccole dimensioni: scoiattoli, volpi e talpe si riproducono di più ma rischiano di estinguersi più facilmente. «Possiamo vedere uno schema chiaro: in caso di condizioni meteorologiche estreme, gli animali che vivono a lungo e hanno pochi discendenti sono meno vulnerabili rispetto agli animali che vivono per poco tempo e hanno molti discendenti. Esempi sono i longevi lama, pipistrelli ed elefanti, mentre topi, opossum e marsupiali rari come il woylie hanno meno aspettative di sopravvivenza», spiega il biologo Owen Jones. 

«Gli animali dovranno affrontare questo clima estremo come hanno sempre fatto. Quindi, la nostra analisi aiuta a prevedere come le diverse specie animali potrebbero rispondere ai futuri cambiamenti climatici in base alle loro caratteristiche generali, anche se disponiamo di dati limitati sulle loro popolazioni», continua Jones.

In conclusione, possiamo dire che le dimensioni contano: gli animali di grossa taglia e che si riproducono meno sembrano essere più al sicuro. I piccoli esemplari, invece, anche riproducendosi maggiormente, rischiano di estinguersi con più facilità perché vivono in aree circoscritte e la minaccia climatica potrebbe distruggere il loro intero habitat.

(Foto d’apertura: IPA)

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