Così si studiano gli elefanti attraverso lo sterco

Alessio Pagani | lunedì 23 gennaio, 2023

È possibile raccogliere e analizzare il loro DNA senza disturbarli. Una pratica che può essere utilizzata per acquisire informazioni genetiche di tutta la fauna selvatica.

Hanno usato la scienza e le tecnologie più moderne per metterle al servizio della ricerca dedicata agli animali selvatici, elefanti in particolare. Per studiarli senza recare loro alcun disturbo. «Proprio così», conferma Alida de Flamingh, ricercatrice post-dottorato dell’Università dell’Illinois Urbana-Champaign che ha guidato il lavoro insieme al professore di scienze animali, Alfred Roca. «Abbiamo combinato diverse metodologie e ora siamo in grado di utilizzare questa forma di “prelievo” non invasiva per ottenere dati che ci consentano di eseguire la mappatura genetica degli elefanti o di altri animali che devono essere studiati».  

Quello messo a punto è dunque un nuovo approccio alla raccolta del DNA e consente agli scienziati di acquisire informazioni preziosissime senza disturbare gli animali o mettere a repentaglio la loro sicurezza. Il protocollo, testato su sterco di elefante, ha prodotto abbastanza materiale biologico da sequenziare interi genomi non solo degli elefanti, ma anche dei microbi, delle piante, dei parassiti e di altri organismi che sono entrati in contatto con loro. Il tutto a costi risibili rispetto ai metodi utilizzati fino ad ora. Così i ricercatori hanno diffuso il loro studio sulla rivista “Frontiers in Genetics”.  

Il segreto sono schede di raccolta dati, delle dimensioni di una cartolina, che sono state trattate per impedire il degrado dei campioni. Precedenti ricerche hanno dimostrato che una volta che i campioni sono stati spalmati sulle carte, possono essere conservati per mesi senza refrigerazione.

L’ispirazione per lo studio è venuta dal lavoro di De Flamingh con il professore di antropologia dell’Università dell’Illinois e coautore dello studio Ripan Malhi, il cui laboratorio si concentra sul DNA antico. Il team per prima cosa ha raccolto campioni dagli elefanti dello zoo in esperimenti progettati per determinare quanto tempo dopo la defecazione lo sterco avrebbe prodotto dati genomici vitali. Poi i ricercatori hanno testato il loro approccio su campioni raccolti da elefanti selvatici della savana africana.  

Risultato? Con questo metodo il team ha ottenuto un tesoro di informazioni. Ogni campione ha prodotto una grande quantità di dati sull’elefante, come la composizione microbica del suo intestino, l’habitat in cui vive e la dieta. I ricercatori hanno persino rilevato il DNA di farfalle e altri insetti che interagiscono con lo sterco dopo che è stato depositato. E vista la mole di informazioni, questa potrebbe rivelarsi una strada efficace, già nel prossimo futuro, per le ricerche su tutti gli animali selvatici bisognosi di essere studiati.  

(Foto d’apertura: IPA)

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