C’è la Cia dietro il possibile ritorno dei mammuth? 

Alessio Pagani | giovedì 17 novembre, 2022

L’agenzia di spionaggio statunitense ha comunicato il suo coinvolgimento economico in un progetto per riportare in vita specie che non esistono più. L’obiettivo in realtà non sono tanto gli animali, quanto le tecnologie impiegate in questa ricerca biologica.

Riportare in vita animali estinti, come il mammuth, è già di per sé un’impresa biologica stupefacente e contestata. Se poi dietro questo progetto spunta l’ombra della Cia, ecco che le polemiche si moltiplicano. Il servizio di spionaggio statunitense ha comunicato, infatti, il suo coinvolgimento economico in un progetto di ricerca sul fantascientifico ritorno di animali estinti. Gli 007 non sarebbero però interessati ai fini concreti del progetto, bensì alle strutture e ai metodi utilizzati.

«Strategicamente, si tratta meno dei mammuth e più delle capacità scientifiche impiegate», hanno detto. La texana Colossal Biosciences, che riceverà ingenti finanziamenti dalla Central Intelligence Agency, utilizza infatti tecniche di ingegneria genetica dal potenziale rivoluzionario. L’obiettivo dell’azienda di bioingegneria è quello di restituire alla vita alcune specie animali che non esistono più e per farlo è sempre alla ricerca di investitori. Tra coloro che hanno risposto “ presente” è emersa proprio una società controllata dalla Cia, la In-Q-Tel, che contribuirà a questi esperimenti, pensati per far rivivere non solo l’elefante preistorico, ma anche la tigre della Tasmania, un marsupiale simile al lupo che si estinse negli Anni 30, così come il ben più celebre uccello dodo.

Ma che interesse può avere la Cia in tutto questo? Secondo quanto dichiarato da alti funzionari di In-Q-Tel, la Cia è molto interessata allo sviluppo di nuove tecniche di clonazione e potenziamento del Dna. Del resto, si legge in uno dei report di In-Q-Tel, «ci troviamo in un punto cruciale della storia, in cui le questioni transnazionali (pandemia, cambiamenti climatici, crescita della popolazione, migrazione umana) si intersecano con la concorrenza di ciascuna nazione, che aumenterà il potenziale di conflitto globale nei prossimi decenni. E le nazioni le cui infrastrutture biotecnologiche e l’industria eccellono saranno le meglio posizionate. Forse ancora più importante, la leadership nella biotecnologia consentirà agli Stati Uniti di aiutare a stabilire gli standard etici, oltre che tecnologici, per l’utilizzo di queste tecniche. Il modo in cui impieghiamo il potere sbalorditivo della biotecnologia per plasmare il pianeta e l’umanità stessa sarà importante quanto la nostra capacità di farlo».  

(Foto d’apertura: IPA)

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