Cave Canem: basta con i canili lager 

Alessio Pagani | mercoledì 7 settembre, 2022

L’associazione in campo con una raccolta firme online: «Meno di 2 euro al giorno per cane non è una cifra adeguata. Bisogna dire no ai bandi al ribasso d'asta».

«Porre un freno all’aggiudicazione di bandi al ribasso d’asta per la custodia, la gestione e l’accudimento di cani abbandonati costretti a vivere in canili rifugio e alla “deportazione” in strutture considerate lager e che basano la propria azione solo e unicamente sul profitto». Sono questi gli ambiziosi obiettivi della campagna di sensibilizzazione lanciata, nei giorni scorsi, dalla Fondazione Cave Canem. Attraverso una petizione online, l’associazione animalista punta così a «contrastare il business legato ai canili rifugio». Strutture dove business non fa rima con benessere animale. «Spesso», sottolinea la vice presidente della Fondazione, Federica Faiella, «l’affidamento avviene secondo il criterio del massimo ribasso o purché il prezzo sia inferiore o, al massimo, pari a quello a base d’asta prevedendo quotazioni che oscillano che oscillano tra 1,73 e 2,70 euro al giorno per cane (Iva esclusa). Si tratta di importi totalmente insufficienti a garantire l’erogazione di servizi qualitativamente elevati a favore di animali già costretti a patire la condizione di costrizione in un contesto detentivo quali sono i canili rifugio». Da qui la presa di posizione. Sostenuta anche da quanto dichiarato dall’Autorità Nazionale Anticorruzione, che riprendendo una nota del ministero della Salute, già nel 2016 aveva dichiarato di ritenere appropriato che il Comune prevedesse un importo oscillante, approssimativamente, «tra 3,50 e 4,50 euro giornalieri per cane». Ma così non avviene. E spesso, inoltre, «le strutture che si aggiudicano il servizio si trovano molto distanti dal territorio del Comune che ha bandito la gara: questo vuol dire che i cani coinvolti sono prelevati dal luogo, anche se non perfetto, in cui sono nati e cresciuti, e costretti a un viaggio di centinaia di chilometri nello spazio angusto di un furgone, per poi essere scaricati nei box della struttura di arrivo». Senza alcuna possibilità di reinserimento o rieducazione. Da qui la volontà di dire basta a questo sistema.  

(Foto: IPA)

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