Arriva il giorno di Sant’Antonio Abate, il protettore degli animali 

Alessio Pagani | sabato 14 gennaio, 2023

Il prossimo 17 gennaio in tutte le chiese dedicate al santo vanno in scena le benedizioni. Una tradizione antica che risale al culto di questo eremita e all’allevamento dei maiali nell’area del santuario francese che conserva le sue reliquie.

È il protettore degli animali. E, guardando un’immagine di Sant’Antonio Abate, lo troviamo sempre rappresentato come un uomo anziano con la barba lunga, povere vesti e un bastone in mano a forme di T o di croce, a cui è appesa una campanella. E accanto a lui c’è sempre un maialino. Una presenza simbolica e concreta al tempo stesso. Per celebrare la fede questo santo, un eremita egiziano vissuto nel IV secolo d.C. e considerato il precursore del monachesimo cristiano. La rappresentazione del porcellino e la “nomina” a patrono di ogni bestia del creato, però, arrivò più tardi. Nacque quando iniziarono a sorgere chiese, oratori e ospedali dedicati a Sant’Antonio Abate. Il santo, infatti, era invocato spesso contro la peste, le malattie contagiose e il cosiddetto “fuoco di Sant’Antonio” (herpes zoster). Così, chi era afflitto da questo male si recava all’abbazia di Saint-Antoine del Viennois, un comune nel dipartimento dell’Isère nel sud-est della Francia, dove si trovano le sue reliquie.

I malati erano talmente tanti che fu necessario costruire un ospedale, sostenuto dai religiosi. Per assicurare il mantenimento della struttura e la sussistenza dei malati così si decise di allevare maiali, che venivano lasciati liberi perché la gente del villaggio li nutrisse e portavano una campanella al collo per essere riconosciuti. Nacque così la leggenda del maialino di Sant’Antonio, che non solo serviva per nutrire i malati dell’ospedale, ma con il suo grasso consentiva ai monaci di realizzare un portentoso unguento per curare le piaghe dell’herpes zoster. E il santo divenne il protettore prima degli animali allevati in campagna e poi, per riflesso, anche di quelli domestici e da compagni. Così da secoli, il giorno della sua festa, il 17 gennaio, in tutte le chiese dedicate al santo vengono benedetti i quattro zampe e il bestiame. Una tradizione che resiste ancora oggi. Saranno centinaia, infatti, le celebrazioni previste in tutta Italia. Con in testa l’appuntamento in calendario a Roma, in Vaticano, nel corso della XVI “Giornata dell’Allevatore”. Anche nel terzo millennio, quindi, il 17 gennaio rappresenta sempre una data da non dimenticare per il mondo agricolo italiano e le comunità rurali di tutto il Paese.  

(Foto d’apertura: @sant.antonio_abate)

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