Bovini e ovini “resilienti” al grande caldo: la risposta è nel DNA

Alessio Pagani | martedì 4 ottobre, 2022

Gli scienziati dell’Università Cattolica di Piacenza studiano le basi genetiche dell’adattamento, alla ricerca delle caratteristiche che consentono agli animali di sopportare meglio il surriscaldamento del Pianeta.

Proteggere gli animali degli allevamenti dal caldo estremo grazie agli studi più recenti sul DNA. È questo il progetto dei ricercatori dell’Università Cattolica, campus di Piacenza, a caccia di geni per rendere le razze di bovini e ovini italiane resistenti al cambiamento climatico, al caldo torrido e alla siccità. A rischio c’è la sopravvivenza stessa di molte razze locali, oltre allo spettro di ingenti perdite economiche per la filiera produttiva. E la risposta a questa crisi potrebbe arrivare proprio dalla genomica che, secondo gli scienziati, potrebbe salvare il bestiame scovando i “geni della resilienza” per contrastare l’aumento delle temperature a livello globale. È quanto stanno approfondendo i genetisti del Dipartimento di Scienze animali, della nutrizione e degli alimenti diretto da Francesco Masoero, all’interno della Facoltà di Scienze Agrarie, Alimentari e Forestali presieduta da Marco Trevisan.

«La perdita di produzione dovuta al caldo», sottolineano i ricercatori, «ha un costo di milioni di euro, sia in termine di produzione, sia per le risorse indirette da aggiungere come maggior foraggio e interventi veterinari». Ed è qui che interviene la genomica. Lo studio dettagliato del DNA degli animali ha, infatti, permesso di scoprire alcune varianti genetiche (mutazioni) che aiutano gli animali che ne sono portatori ad adattarsi meglio a climi ostili.

Per esempio, in alcune razze bovine locali dei Caraibi (Senepol, Limoneiro e Carora) è stata scoperta la mutazione “slick”, che determina accorciamento del pelo e una serie di cambiamenti fisiologici che rendono gli animali estremamente resistenti allo stress da caldo. La mutazione è stata così introdotta nella razza Frisona in Florida e ha dimostrato la propria efficacia anche in questi bovini, importantissimi per la produzione di latte. «Stiamo studiando le basi genetiche dell’adattamento nell’ambito di progetti nazionali e internazionali», spiega la genetista Licia Colli. «In particolare coordiniamo un progetto finanziato dalla Commissione Europea che analizza la genetica dell’adattamento in ovini e avicoli nord africani. Nel progetto sono coinvolti 5 Paesi: Italia, Francia, Tunisia, Algeria e Marocco, 18 partner e più di 100 ricercatori». Anche così si affronterà, nel prossimo futuro, il riscaldamento globale.  

(Foto d’apertura: @larobbie86)

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