Il comportamento del gatto con l’alimentazione

Elisabetta Scaglia, Medico veterinario | sabato 8 ottobre, 2022

I felini, a differenza dei cani, possono avere cibo a disposizione durante tutta la giornata perché sono in grado di razionarlo in autonomia. Il gatto è un animale carnivoro e predatore: la convivenza con l’uomo non ha modificato la sua natura.

Il comportamento alimentare del gatto ha delle caratteristiche che lo rendono diverso e peculiare rispetto a quello di altri animali domestici a noi vicini, come il cane. Nonostante il gatto si sia ormai adattato alla vita insieme all’uomo, spesso in condizioni molto diverse rispetto a quelle originarie, mantiene nei comportamenti tipici della specie i tratti che gli derivano dalla vita in natura. 

L’alimentazione carnivora del gatto

Il gatto, a differenza del cane, ha un’alimentazione carnivora obbligata: la convivenza con l’uomo non ha influenzato così tanto le abitudini alimentari feline. Poiché in natura compie ripetuti cicli di caccia, sia di giorno che di notte, e le prede sono sempre di piccole dimensioni, il gatto fa dai 10 ai 20 piccoli pasti nelle 24 ore. Per questo motivo, alimentare il gatto con due o tre pasti giornalieri a orari stabiliti non rispetta il normale comportamento alimentare della specie e rischia di generare situazioni di stress: il gatto deve avere la possibilità di fare tanti piccoli pasti, possibilmente con la quantità di cibo giornaliera a disposizione. 

Cosa mangia un gatto adulto: l’alimentazione regolata dalla caccia

In natura, il cibo viene procurato dal gatto attraverso la caccia, che si svolge soprattutto all’alba e al tramonto: momenti in cui le prede del gatto sono più attive e facili da individuare e catturare. È questo il motivo per cui il gatto viene definito “animale crepuscolare”. Una volta catturata la preda (se viene catturata), il gatto tende spesso a non consumarla sul posto, ma a riportarla all’interno del suo territorio per poterla consumare in maggiore sicurezza. 

L’attività predatoria è maggiormente presente in gatti affamati, ma la fame non è lo stimolo che spinge il gatto a cacciare: comportamento alimentare e predatorio non sono sinonimi e anche il gatto non affamato, di fronte ai giusti stimoli, caccia. 

Il gatto, quando mangia, lo fa in aree precise del suo territorio, distinte da quelle dedicate ad altre attività come il riposo, l’eliminazione o le interazioni sociali. Di conseguenza, anche in casa è importante suddividere correttamente spazi e risorse del gatto. 

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